Contro i tumori le nano navette: immunoterapia e chemioterapia combinate

nano navette

La nuova importante scoperta per la cura contro i tumori si chiama nano navette. Sulla base di nuove sperimentazioni, si è scoperto che combinando immunoterapia e chemioterapia si è in grado di produrre delle cellule “particolari”, denominate nano navette. Esse rimangono all’interno dell’organismo ed hanno delle proprietà importanti.

Sono caratterizzate da due particolarità. La prima e che queste nano particelle non danneggiano i tessuti sani, la seconda che non sono percepite come nemiche dal sistema immunitario. Quest’ultima caratteristica evita al paziente tutta una serie di fastidiosi effetti collaterali tipici dell’immunoterapia oncologica tradizionale.

Le nano navette: cosa sono

Per un non addetto ai lavori risulta difficoltoso spiegare i dettagli di questa nuova tecnologia antitumorale. Le nano navette, molto semplicisticamente, sono delle cellule le quali, per la loro natura, sono più efficaci e mirate contro i tumori. Al tempo stesso, risultano meno gravose per l’organismo che le ospita. La logica, è quella di sperimentare cure meno invasive e più idonee a specifici tipi di tumori. Rispetto questi obiettivi, i risultati finora ottenuti fanno ben sperare.

Le nano navette: come funzionano

Una volta generate, le nano navette rimangono in circolo all’interno dell’organismo in modo “soffice”. Il corpo umano,  se da un lato non le percepisce come ostili, dall’altro permette loro di lavorare direttamente contro il tumore per il quale sono state create. Una sorta di terapia mirata e intelligente con effetti sorprendenti. Dalle prime osservazioni sui pazienti trattati con le nano navette si rileva un altro tasso di sopravvivenza. Ciò induce a sperare in nuove applicazioni sempre più leggere ma efficaci contro il male del secolo.

Le nano navette: il team di ricerca

La scoperta delle nano navette è frutto del lavoro di un team di ricercatori. Il coordinatore è  Paolo Decuzzi, direttore del Laboratorio di Nanomedicina di Precisione dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) del quale fa parte il ricercatore Roberto Palomba. Il prestigioso Istituto Italiano, per questo progetto, è finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc).