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Robert Berdella: il serial killer macellaio di kansas City

Il serial killer statunitense Robert Berdella fu soprannominato anche “il collezionista”. Dichiarò che dopo la visione di quel film crebbe in lui l’ispirazione per i suoi omicidi

Robert Berdella: il serial killer macellaio di kansas city
Robert Berdella: il serial killer macellaio di kansas city, detto anche il collezionista

Con i suoi quattro omicidi accertati e sei confessati Robert Berdella, il serial killer soprannominato il  macellaio di Kansas city, non fu un omicida prolifico. Egli è stato fermato in tempo, prima che commettesse certamente altri crimini. Cosa sicura considerando l’escalation criminale in cui era entrato.

La ragione per la quale Robert Berdella entra a far parte dei serial killer più famosi della storia sta nella sua crudeltà. Uccideva torturando e documentando le atrocità che commetteva. Di certo provava piacere nel torturare orrendamente le sue vittime.

Considerando il suo modus operandi paragonabile a quello di un carnefice spietato sicuramente, alla base dei suoi crimini, sussisteva non uno ma più disturbi mentali. Altrimenti non si spiega l’estrema crudeltà con la quale Robert Berdella; il serial killer macellaio del Kansas, trattasse le sue vittime. Provava piacere nel dare dolore e, al termine dei suoi crimini, smembrava “tranquillamente” i corpi delle persone da lui uccise per disfarsene più facilmente.

Ebbe anche un altro soprannome il serial killer Robert Berdella: il collezionista. Dichiarò infatti che su ispirazione di tale film cominciò ad agire in modo così crudele. Perverso e disumano sfiniva le sue vittime lentamente, senza provare alcuna pietà.  La sorte ha voluto che sia stato fermato prima che l’elenco delle uccisioni di questo omicida seriale fosse più cospicuo.

Robert Berdella: il serial killer macellaio di kansas city

Leonard Cohen Robert Berdella nasce a Cuyahoga Falls, Ohio (Stati Uniti) il 31 gennaio 1939. All’età di 16 Robert perde il padre, dopo poco tempo sua madre lo lascia per poter convivere con un altro uomo, cosa che lui non accetterà mai.  Per potersi mantenere inizia a lavorare come cameriere in un ristorante, dove verrà abusato sessualmente da un suo collega.

Trascorre intere giornate da solo al cinema ed in particolar modo viene colpito da un film: “Il collezionista”, che racconta la storia di un uomo che sequestra una donna, da cui era ossessionato, recludendola nella sua cantina fino a che la stessa non acconsente a soddisfare tutti i suoi desideri. Come in seguito lo stesso Robert dichiarerà, questo film fu per lui un’illuminazione.

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La prima condanna

Nel ’67, a 18anni, Bob Berdella –  il serial killer macellaio – entra all’Istituto d’Arte del Kansas, ma non terminerà mai gli studi, poiché inizia a utilizzare alcool e droghe a un ritmo allarmante, fino a quando, arrestato per possesso di stupefacenti, viene condannato a cinque anni, con pena sospesa.

Successivamente comincia a lavorare in un ristorante riscuotendo un buon successo, tanto da potersi permettere l’acquisto di una casa, conducendo così una vita apparentemente tranquilla. Nel 1981 apre un piccolo negozio  “Bob’s Bazaar Bizarre” dove vende anche oggetti di antiquariato.

Dopo una tormentata storia con un reduce dalla guerra in Vietnam inizia a frequentare ragazzi di strada, e continuerà a frequentarli anche se si legherà sentimentalmente ad altri uomini, con cui dividerà la sua abitazione.

L’episodio che dà inizio alla sua crudeltà si scatena dopo che presta del denaro all’amico Jerry Howell, il quale si rifiuterà di restituirgli la somma e Robert deciderà di riprendersela in altri modi.

La prima vittima

Il 4 luglio 1984 con la scusa di bere un paio di birre insieme lo invita a casa, di nascosto scioglie nelle birre di Howell diversi medicinali, fino a fargli perdere conoscenza. Una volta privo di sensi, Berdella comincia a sodomizzarlo, poi preso dal delirio, gli trapassa l’ano con un cetriolo, lo lega e va tranquillamente a lavorare al suo bazar.

Al suo rientro continua a drogarlo e, dopo averlo appeso al soffitto per i piedi, infierisce su tutto il suo corpo: mentre Jerry Howell è ancora vivo, comincia a tagliarlo a pezzi, e quando il lavoro diventa più difficile, usa una motosega. Una volta morto, Berdella – il serial killer macellaio di kansas city – imballa i resti del cadavere in sacchetti di plastica e li porta via. Il camion della spazzatura raccoglierà il tutto il giorno successivo.

Il diario del il macellaio di Kansas City

Da questo momento tutte le sue perversioni e i suoi omicidi saranno appuntati minuziosamente in un diario, e alcuni di essi saranno addirittura registrati in videocassette e allegati al diario con alcune fotografie delle vittime scattate con la sua Polaroid. Nel corso del 1985 altri due sventurati subiranno la stessa macabra sorte.

1985: il secondo omicidio e il terzo omicidio

Mark Wallace, che in passato lo aveva aiutato in alcuni lavori di giardinaggio, viene invitato a casa di Berdella il 22 giugno 1985, finendo poi con l’essere violentato, torturato e ucciso il giorno dopo. James Ferris, rimorchiato in un bar gay, sarà invece stuprato, torturato e soffocato tra il 26 e il 27 di settembre 1985.

I cadaveri saranno tutti fatti sparire prima dissanguati in vasca da bagno, poi smembrati e nascosti all’interno di sacchetti della spazzatura. In ultimo e gettati in discarica.

Robert Berdella: il serial killer macellaio di kansas City
Ricerche dei resti delle vittime di Robert Berdella nel giardino della sua casa

1986 il quarto omicidio

Nel giugno 1986 Robert Berdella incontra nuovamente un marchettaro che da tempo conosceva, Todd Stoops. Stabilito che il ragazzo sarà il suo nuovo “toy boy” del periodo, lo invita a casa e se lo lavoro col solito e collaudato rito: droga e calmanti per il controllo, catene, bavaglio e legacci per la sottomissione.

La fuga dell’ultima vittima

La fine dei suoi orrori termina quando adesca il giovane Chris Bryson: Robert dopo averlo invitato ad una festa e avergli fatto credere di aver studiato arte, lo porta a casa sua per mostragli i suoi dipinti.
Ma una volta giunti in casa Bryson viene colpito alla testa e viene costretto ad iniettarsi droga mentre è ancora intontito. Una volta rinvenuto si ritroverà legato al letto con la bocca tappata. Berdella a questo punto lo violenterà e per tutta la notte lo picchierà, documentando in seguito nel suo diario tutte le torture inflitte alla povera vittima.

La mattina seguente, dopo avergli spruzzato negli occhi dell’alcool, si siede davanti a lui e con la solita mazza di ferro infierisce sulle mani e sulle ginocchia, fotografando ogni minimo dettaglio e mostrando al povero Chris le immagini delle precedenti vittime, minacciandolo di morte nel caso in cui si fosse rifiutato di collaborare.

A questo punto Il giovane diventa un giocatolo umano nelle sue mani. Per quattro giorni infatti Bryson sarà violentato e torturato ripetutamente. Il quinto giorno come ricompensa per il comportamento assunto fino a quel momento, Berdella gli lega le mani sopra la fronte.

Non più immobilizzato a letto, Bryson, riesce a liberarsi e a saltare fuori dalla finestra della stanza, nudo e con un collare da cane al collo. Un vicino di casa vede Bryson esausto chiedere aiuto, e immediatamente chiama la polizia. Quando gli agenti arrivano aiutano Chris e lo coprono con una coperta.
Chris racconta loro la sua storia nei minimi particolari. I poliziotti decidono di attendere il ritorno di Berdella per arrestarlo con l’accusa di violenza sessuale.

L’arresto e la condanna

Finalmente Robert Berdella, il serial killer macellaio di kansas City viene arrestato. Durante il processo l’omicida dichiara di essere un uomo normale e persino buono e per dimostrare la sue affermazioni dice di voler donare un fondo alle famiglie delle vittime pari a 50mila dollari.

Questa affermazione viene però considerata come un insulto sia dalla giuria che dai familiari stessi. Il processo si conclude con una condanna del Berdella a cinque anni di carcere, ma lui ne sconterà solo quattro perché l’8 ottobre 1992 morirà a causa di un attacco di cuore. In una delle sue ultime dichiarazioni dirà che le guardie non gli fornivano a sufficienza farmaci cardiaci.