Olio di palma fa male: i dati scientifici sui rischi per la salute

Olio di palma fa male: i dati scientifici sui rischi per la salute

Una questione molto dibattuta da tempo è se l’olio di palma fa male alla salute. Il tema è di sicuro complesso, a tratti controverso. Ma poiché la salute umana è un bene prezioso è giusto far chiarezza riferendosi ai dati scientifici sui rischi per la salute a cui si va incontro se si assume olio di palma.

L’eterna questione è se l’olio di palma fa male o bene alla salute e, soprattutto, se è cancerogeno. Naturalmente, si registrano due schieramenti opposti. I sostenitori e i detrattori, soprattutto quando si è venuti a conoscenza dell’estrema diffusione di questo ingrediente nella filiera produttiva di alcuni alimenti. Solo allora sono emersi dei seri studi e ricerche correlate ai pericoli per l’organismo umano all’assunzione dell’olio di palma.

Peraltro, la legislazione europea sull’etichettatura permette al consumatore di essere pienamente consapevole su ciò che acquista. Quindi, una sana cognizione sulle caratteristiche dell’olio di palma consente di decidere sull’acquisto dei prodotti che lo contengono.

I pericoli per la salute sono la prima discriminante su cui si basano gli acquirenti e, ad oggi, la ricerca e gli studi consentono la trasparenza necessaria per stabilire se comprare o meno un prodotto palm oil free.

Olio di palma fa male: facciamo chiarezza

L’olio di palma è un grasso vegetale che deriva dall’omonima pianta, in particolare dall’arbusto Elaeis guineensis. Dalla lavorazione di questo arbusto derivano: olio di  palma grezzo, olio palmisto e olio di palma raffinato. Quest’ultimo è utilizzato nella filiera alimentare.

Olio di palma fa male: i dati scientifici sui rischi per la salute

Si tratta di  un grasso vegetale non idrogenato che ha una percentuale di grassi saturi pari al 50%.  Questo è il primo elemento a cui far riferimento: i grassi saturi sono i più difficili da metabolizzare per l’organismo. 

Per alcune sue caratteristiche che lo rendono quasi unico, l’olio di palma è ampiamente utilizzato per la preparazione di prodotti alimentari industriali. Per questo motivo risulta essere un elemento molto diffuso nel mondo. Alla luce di ciò, già da diverso tempo è sorta la questione sull’olio di palma e la sua criticità per la salute.

Recependo questi timori l’Istituto Superiore di Sanità ha emanato, nel febbraio del 2016, una nota  nella quale si evidenzia che:

“Gli acidi grassi saturi sono normali costituenti della frazione grassa degli alimenti, tuttavia l’organismo ne opera anche una limitata sintesi”.

“Una vasta letteratura scientifica ha messo in evidenza l’associazione tra consumo in eccesso di questa classe di grassi e aumento del rischio di malattie cardiovascolari, di infarto e di malattia coronarica”.

“Nell’uomo un eccessivo consumo di acidi grassi saturi determina un innalzamento dei marcatori di rischio cardiovascolari, in particolare del colesterolo plasmatico”.

Alla lettura, risulta evidente che si parla di grassi saturi in generale e non di olio di palma in particolare. Naturalmente, in natura e nell’industria alimentare esistono alternative all’olio di palma, anche se si tratta sempre di grassi saturi.

Olio di palma fa male: i dati scientifici sui rischi per la salute

Olio di palma fa bene o fa male: i dati scientifici sui rischi per la salute

Riguardo la questione sulla tossicità dell’olio di palma, la stessa circolare riferisce che:

“rappresenta una rilevante fonte di acidi grassi saturi, cui le evidenze scientifiche attribuiscono – quando in eccesso nella dieta – effetti negativi sulla salute, in particolare rispetto al rischio di patologie cardiovascolari”.

“gli effetti sulla salute dell’olio di palma sono stati valutati in funzione della quantità di acidi grassi saturi apportati alla dieta da questo ingrediente”.

Olio di palma fa bene o fa male

Pertanto: l’olio di palma fa bene o fa male? In sintesi contiene una grande quantità di acidi grassi saturi (50%) che difficilmente l’organismo metabolizza. Tali elementi, rimanendo in circolo nell’organismo, determinano l’innalzamento del colesterolo con relativo rischio di malattie cardiovascolari e patologie connesse. Da qui scaturiscono i maggiori rischi per la salute.

Per onestà intellettuale, in alcuni studi riportati nel documento dell’Istituto Superiore di Sanità non viene evidenziato il nesso causa effetto fra l’assunzione dell’olio di palma e l’insorgere di malattie particolari.

Per quanto riguarda l’incidenza sui tumori viene riferito che “attualmente non risultano disponibili studi prospettici specificamente disegnati a definire la possibile associazione tra consumo di olio di palma e insorgenza di cancro nell’uomo”. 

Olio di palma è cancerogeno: il parere dell’EFSA

Olio di palma cancerogeno, altro argomento spinoso sul quale è intervenuta l’EFSAAutorità europea per la sicurezza alimentare, pubblicando un dossier molto articolato nel quale si afferma che in realtà dei pericoli ci sono.

Senza scendere troppo in tecnicismi, durante la raffinazione ad alte temperature (200°) degli oli vegetali, quindi l’olio di palma ed altri, si formerebbero delle sostanze potenzialmente cancerogene che potrebbero portare rischi per la salute avendo effetti cancerogeni e genotossici.

Si tratta dei contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari.

L’olio di palma fa male: le conclusioni

Le conclusioni del dossier dell’EFSA sono chiare: l’esposizione medie sia all’olio di palma che ai grassi saturi, per le fasce di età più giovani, adolescenti compresi (fino ai 18 anni di età), se supera la dose giornaliera tollerabile costituisce un potenziale rischio per la salute.

Cosa fare quindi? A meno che non si voglia passare al vegan porre attenzione alle etichette riducendo o eliminando quanto più possibile l’acquisto di prodotti contenenti sia olio di palma che grassi saturi derivati da altri ingredienti.

Una notizia sulle etichette: alcune possono essere fuorvianti in quanto sostituiscono la voce “olio di palma” con “grassi vegetali”, si tratta della stessa cosa.  I medici e i nutrizionisti sottolineano che la soglia giornaliera accettabile per tutti i grassi saturi è il 10% sul totale delle calorie giornaliere. Un’etichettatura alimentare corretta consente di stabilire la soglia contenuta dei vari elementi che si trovano all’interno dei prodotti in vendita.

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