L’ostetrica demone Miyuki Ishikawa, la serial killer di neonati

L’ostetrica demone Miyuki Ishikawa, la serial killer di neonati

 

Anche il Giappone ha avuto una omicida seriale particolarmente crudele. L’ostetrica Miyuki Ishikawa, la serial killer di neonati che in nome di una pseudo nobile causa ha ucciso, indirettamente, almeno 169 neonati.

Indirettamente poiché li lasciava morire invocando il loro status di indesiderati dalle famiglie. Riteneva che per quei poveri infanti la morte fosse la sorte migliore, e li ha lasciati senza cibo né cure fino al decesso. Per la sua crudeltà Miyuki Ishikawa – l’ostetrica demone – entra a far parte nel nefasto elenco dei serial killer più famosi della storia.

Potrebbe interessarti: Angelo della morte Charles Cullen: il serial killer infermiere

L’ostetrica demone Miyuki Ishikawa, la serial killer di neonati

Miyuki Ishikawa nasce a Miyakazi, in Giappone, nel 1897. Si laurea a Tokyo in scienze infermieristiche e intanto si sposa con il compagno Takeshi, che le dà il cognome poi passato alla storia della cronaca nera. Nel periodo del primo conflitto mondiale il lavoro negli ospedali non manca, e Miyuki viene presto assunta in un centro maternità di Kotobuki.

Il suo lavoro non è semplice: la povertà in quel particolare momento storico è una delle principali problematiche. L’infermiera è costretta a far nascere quotidianamente bambini indesiderati, che quasi certamente cresceranno senza le attenzioni e le cure della propria famiglia.

L’ostetrica demone Miyuki Ishikawa, la serial killer di neonati

La donna chiede aiuto alle autorità, reclama un intervento economico per assicurare una vita dignitosa ai bambini di cui si sente in qualche modo responsabile. Tuttavia il governo non sembra preoccuparsi più di tanto e ignora completamente la richiesta.

Intanto le nascite aumentano, così come il disagio dell’infermiera di fronte alla povertà e al misero destino di quei bambini. L’unico modo per evitare tutto ciò è quello di ucciderli.

Miyuki Ishikawa, l’ostetrica demone

Ishikawa prosegue normalmente nel suo mestiere, assiste le donne durante il parto e… niente più. Fa nascere le piccole creature, quindi le mette in disparte, le abbandona, le lascia morire lentamente di fame e di sete.

Nella clinica il numero delle morti tra neonati cresce vistosamente in un periodo molto breve, ma nessuno sospetta di lei, anzi, i medici diventano complici e certificano i decessi fornendo false motivazioni.

L’infermiera è consapevole del suo ruolo, sa bene di rappresentare l’unica via d’uscita per quei genitori poveri e disinteressati. Così comincia a chiedere soldi, tra i 4mila e i 5mila yen, per uccidere i neonati.

Gli omicidi (o non-omicidi) iniziano nel 1944 e solo quattro anni più tardi qualcuno decide di sollevare il problema dei decessi sospetti nell’ospedale di Kotonuki. Miyuki viene arrestata dalle autorità che certificano l’assassinio di 85 neonati grazie alle autopsie, mentre la stima totale comprensiva degli omicidi non verificabili sale a 169.

La vicenda di Oni-Sanba ha infine portato il governo giapponese a riflettere seriamente sulle condizioni misere del popolo e sulle gravidanze non desiderate: il 1949 sarà l’anno della legalizzazione dell’aborto in Giappone. Miyuki Ishikawa fece solo pochi anni di prigione a causa di un vuoto legislativo nell’ordinamento Giapponese.

Fonte di ispirazione: lanonaporta.net


Post navigation