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Gerald Bull e il progetto Babilonia: anche l’Italia coinvolta

Il progetto Babilonia prevedeva la costruzione di un supercannone per l’Iraq di Saddam Hussein, realizzato da Gerald Bull e finanziato dalla BNL di Atlanta

Gerald Bull e il progetto Babilonia: anche l'Italia coinvolta
Gerald Bull e il progetto Babilonia: anche l’Italia coinvolta

La storia di Gerald Bull e il progetto Babilonia è un intrigo internazionale, una storia di denaro, armi, faccendieri e servizi segreti.

Ingredienti di un thriller letterario ma che riportano ad una vicenda realmente accaduta. I protagonisti principali sono Gerald Bull, Saddam Hussein, banchieri spregiudicati e agenti dei servizi di mezzo mondo.

Gerald Bull era un brillante ingegnere canadese, esperto in balistica e artiglieria. Iniziò la sua carriera partecipando al programma CARDE (Canadian Armament Research and Establishment) per il governo canadese.

Ben presto si mise in proprio avviando il programma HARP (High Altitude Research Project) con fondi USA, realizzando cannoni a lunghissima gittata in grado di sparare proiettili nell’orbita terrestre. Con l’aiuto della CIA ottenne un contratto per la fornitura al governo sudafricano di speciali proiettili di artiglieria e per la realizzazione di cannoni a lunga gittata.

Nel suo campo, i cannoni e l’artiglieria pesante, Gerald Bull era un vero genio. La genialità dell’ingegnere canadese non sfuggì al presidente iracheno Saddan Hussein che, in piena guerra contro l’odiato Iran, volle ricorrere alle sue conoscenze e abilità.

Già dal 1981 Gerald Bull collaborava con il dittatore iracheno per migliorare le prestazioni dei suoi arsenali di artiglieria pesante, in modo da colpire efficacemente a distanze che andavano oltre la portata del nemico. A quei tempi, la collaborazione di Bull con l’Iraq era benvoluta dai governi e dai servizi segreti occidentali, data la loro ostilità verso la rivoluzione Khomeinista in Iran. A nessuno interessava che nel 1987 il tiranno di Baghdad bombardò i civili curdi usando proiettili di artiglieria caricati con gas tossici. Per quei fatti, il presidente USA Reagan si oppose alle sanzioni ONU verso l’Iraq.

Tutte queste vicende erano osservate con attenzione dai servizi di mezzo mondo. C’era di mezzo il medio oriente con il suo petrolio, che è il motore di tutti i paesi industrializzati, e c’era una guerra in atto che comportava enormi interessi per il commercio di armi.

Nel marzo del 1988 Saddam Hussein pensò alla costruzione di un supercannone sul modello di quelli realizzati nel programma HARP e diede l’incarico della progettazione e realizzazione all’unica persona al mondo che in quel momento era in grado farlo: Gerald Bull, e il progetto Babilona nacque.

Gerald Bull e il progetto Babilonia: il supercannone di Saddam Hussein

Il progetto Babilonia prevedeva la costruzione di un’arma, un supercannone chiamato Babylon, che servisse a due scopi:

  • sparare, a lunghissime gittate, proiettili di artiglieria caricati con armi chimiche, nucleari o batteriologiche;
  • tirare una cannonata che esplodesse fuori dall’orbita terreste, in grado di mettere fuori uso i satelliti nemici.

Naturalmente servivano soldi per realizzare il progetto babilonia. Saddam Hussein e Gerald Bull li reperirono negli USA presso la sede di Atlanta della BNL, una tra le più importanti banche italiane che si espose per quasi 2,8 miliardi di dollari.

Trovati i fondi, il progetto babilonia poteva passare alla fase operativa che prevedeva la costruzione di due supercannoni del calibro di 1000 mm, chiamati babylon, e di un prototipo da 350 mm, chiamato baby babylon. Si parlava di gittate di centinaia di chilometri e se un’ogiva poteva essere sparata in orbita per poi rientrarvi le distanze di tiro erano quasi illimitate.

Il cannone Baby Babylon di Gerald Bull

Nel maggio del 1989, in una località a 145 km a nord di Baghdad, la realizzazione del  baby Babylon fu terminata e il prototipo fu testato con successo. Il cannone era lungo 45 metri con una canna del calibro di 350 mm e pesava in totale 102 tonnellate. Dovette essere poggiato sul declivio di una collina.

Nel frattempo i pezzi del primo supercannone gigante, il Babylon, furono commissionati alle acciaierie di mezza europa;  Spagna, Paesi Bassi e Svizzera e, in Italia, nelle fucine di Terni. Per mascherare la fornitura, le parti segmentate dell’arma furono spacciate come componenti di un oleodotto.  Nel frattempo Gerald Bull, per gestire e supervisionare i lavori, girava per mezza Europa avendo come base Bruxelles dove intratteneva rapporti con il viceprimo ministro belga André Cools.

A questo punto i governi di mezzo mondo, allertati dalle loro spie, cominciarono a preoccuparsi. Con un cannone del genere Saddam Hussein poteva colpire anche oltre l’odiato IRAN. Era un’arma strategica nelle mani di un dittatore la cui sanità mentale era messa in discussione da molti, soprattutto dopo che aveva gasato i civili curdi.

Fra tutti, il più inquieto era lo stato di Israele il quale, essendo nemico giurato di tutti i paesi arabi e di religione islamica, vedeva il supercannone Babylon come una seria minaccia per la propria integrità, in quanto dava a Saddam Hussein la possibilità di colpire i propri territori impunemente.

L’equilibrio delle forze nell’intera area stava mutando, come mutavano gli umori verso Saddam Hussein di molti governi e governanti.

Gerald Bull e il progetto Babilonia: l’epilogo

Gerald Bull
Gerald Bull

Il 22 marzo del 1990, mentre rientrava nel suo appartamento a Bruxelles, Gerald Bull fu ucciso a colpi di pistola sparati con il silenziatore. I killer, dei professionisti, non lasciarono alcuna traccia. Immediatamente i sospetti dell’omicidio ricaddero sul mossad israeliano.

Poche settimane dopo l’uccisione di Bull venne scoperta la vera natura delle porzioni di oleodotto fabbricate in varie acciaierie europee; erano i segmenti di un supercannone che Saddam Hussein voleva fabbricare. A partire dall’Inghilterra fino ad arrivare alle fucine di Terni saltarono fuori le varie sezioni della super-arma. In Italia, i vertici della BNL, principale finanziatrice del progetto babilonia, uscirono indenni. La banca non rientrò mai dei soldi che aveva impegnato.

La procura della repubblica di Terni intervenne e il 27 aprile 1993 indagò sette persone: due esponenti del ministero iracheno dell’industria, due ingegneri inglesi, un tecnico italiano e due dirigenti delle acciaierie ternane. L’accusa fu di fabbricazione non autorizzata di armi da guerra. Il processo ebbe luogo nel 1994 e i tre italiani patteggiano una pena di un anno e sei mesi, gli stranieri andarono tutti assolti. La sentenza di condanna fu la conferma che gli italiani delle acciaierie ternane sapevano.

Non fu nominata alcuna commissione d’inchiesta, Come per la vicenda del lodo moro nessuno aveva interesse che la storia del progetto Babilonia venisse a galla. Per quanto riguarda Saddam Hussein, di li a poco invase il Kuwait ed ebbe inizio la prima guerra del golfo, durante la quale il baby babylon e quanto era stato costruito del supercannone, scomparvero.

Dopo tempo, le indagini degli 007 della CIA furono rese pubbliche e i più curiosi poterono leggere i dossier relativi a Geral Bull e il progetto Babilonia.