Differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva

Differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passivaC’è una differenza sostanziale tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva. Sono diverse facce della stessa medaglia con un solo aspetto comune: in entrambi i casi cessano le sofferenze del paziente con la sua dipartita.

Molti non riescono ancora a distinguere la diversità tra eutanasia attiva e passiva. Forse perché i media, nel dare una notizia, non si soffermano a definire lo specifico tipo di trattamento utilizzato. Nei titoli dei giornali e nei media, si parla sempre e solo di eutanasia.

E’ bene, quindi, fare chiarezza e cominciare a capire la differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva.

C’è un tema comune in queste pratiche; è l’autodeterminazione. La volontà esplicitamente espressa dalla persona di giungere al termine della propria esistenza. Sia nell’eutanasia attiva che in quella passiva, la volontà del paziente è puntualmente accertata dai medici.

Leggi anche: Eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito e testamento biologico

Differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva

Partendo dalle origini, con il termine “eutanasia” – in greco antico “buona morte” – si intende l’intervento sanitario volto ad accorciare l’agonia fisica e/o psichica di un malato giunto al punto estremo della sua malattia. Naturalmente, si può indurre la morte di una persona con delle varianti. Da queste deriva la differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva.

Nel definire queste diversità è bene utilizzare la semplicità, così da non creare fraintendimenti.

Per eutanasia attiva si intende il diretto intervento del medico finalizzato a procurare o ad accelerare il decesso tramite l’utilizzo di farmaci letali.

Nel caso dell’eutanasia passiva, invece, il medico si astiene dal eseguire ulteriori interventi o somministrare cure dirette a tenere in vita il malato.

Eutanasia in Italia

In Italia non è stata ancora varata una legge che disciplini l’eutanasia. Per ora, anche se non sussiste una norma puntuale in merito, è possibile solo fare il testamento biologico. Si tratta di lasciare le proprie volontà rispetto alle cure che si desidera ricevere in caso non si abbia la possibilità di esprimersi. Volontà che se rispettate portano al termine della vita. Se vogliamo, è una forma di eutanasia passiva.

Al riguardo, leggi: Come fare il testamento biologico in Italia nel 2017

Lettura suggerita:

Differenza tra eutanasia attiva ed eutanasia passivaUmberto Veronesi (Autore), L. Bazzoli (a cura di): Il diritto di non soffrire. Cure palliative, testamento biologico, eutanasia

La labilità dei confini tra le cure di fine vita (“lasciar morire”), il suicidio assistito (“aiutare a morire”) e l’eutanasia (“provocare il morire”) non ha permesso finora di affrontare in modo adeguato l’enorme e delicatissimo problema – irto di implicazioni etiche, giuridiche, umane e perfino religiose – di come rispondere a quei pazienti che, affetti da una malattia inguaribile e irreversibile, invocano il “permesso” di morire, o meglio di interrompere una vita “torturata e non più voluta”. Umberto Veronesi tratta temi di bruciante attualità, come l’eutanasia e il testamento biologico, presentando le diverse forme di “buona []


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