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Antonio Boggia: il primo serial killer italiano

Antonio Boggia: il primo serial killer italiano
Antonio Boggia: il primo serial killer italiano

Antonio Boggia è compreso nella lista dei serial killer più famosi della storia per essere universalmente considerato il primo omicida seriale italiano. Fu un criminale spietato, che uccideva senza provare alcuna emozione.

Antonio Boggia, il primo serial killer italiano documentato, non uccise molte persone. Fu scoperto in tempi relativamente brevi, gli sono attribuiti quattro omicidi. Uccideva per avidità, per derubare dei loro averi le sue vittime. In ogni caso è stato un carnefice spietato. Commise i suoi crimini nell’attuale capoluogo lombardo, per questo è noto come il “Mostro di Stretta Bagnera” o il “Mostro di Milano”.

Per la noncuranza con la quale uccideva se non fosse stato fermato per tempo  la lista delle persone da lui uccise sarebbe stata di sicuro più cospicua. Fu anche piuttosto maldestro, non si preoccupò di occultare con dovizia le prove dei suoi crimini. Ciò gli costò la condanna a morte.

Antonio Boggia, il primo serial killer italiano

Antonio Boggia (Urio, 23 dicembre 1799 –  Milano, 8 aprile 1862) già all’età di venticinque anni ebbe i primi problemi con la giustizia in seguito ad una denuncia per truffa e a numerose cambiali non pagate.

Fuggì nel Regno di Sardegna, dove subì un ulteriore processo a causa di una rissa e di un tentato omicidio. Incarcerato, approfittò di una rivolta per fuggire e tornare nuovamente nel Lombardo Veneto. Si trasferì a Milano facendosi assumere, a Palazzo Cusano sede del comando militare austriaco, in veste di fochista.

La prima vittima

Nel 1831 si sposò e andò a vivere con la consorte in uno stabile di proprietà di Ester Maria Perrocchio, che sarà una delle sue vittime. Antonio Boggia cominciò a uccidere nell’aprile del 1849, la prima vittima fu Angelo Ribbone, derubato di 1.400 svanziche.

Il cadavere quindi venne smembrato e nascosto nel suo scantinato nella Stretta Bagnera. Il 26 febbraio 1860 Giovanni Murier denuncia la scomparsa della madre Ester Maria Perrocchio, di 76 anni.

Il giudice Crivelli si occupò delle indagini, scoprendo l’esistenza di una falsa procura, stipulata dal notaio Bolza di Como, che investiva Antonio Boggia del ruolo di amministratore unico dei beni della donna.

Si scoprì anche un precedente del Boggia che nel 1851 aveva tentato di uccidere con un’ascia un suo conoscente, Giovanni Comi. Boggia venne condannato dalla giustizia austriaca a tre mesi di manicomio criminale e poi ritornò libero.

La scoperta delle vittime

In seguito alla denuncia di scomparsa si aggiunse la testimonianza dei vicini che avevano visto Antonio Boggia armeggiare con sacchi da muratore, mattoni e sabbia in un magazzino. La perquisizione del luogo fece scoprire, murato in una nicchia il cadavere della donna. In una scrivania nell’appartamento del Boggia vennero trovate altre due procure.

Antonio Boggia uccideva con un ascia e occultava le sue vittime

Nella prima, Angelo Serafino Ribbone, manovale e suo compaesano, lo autorizzava a prelevare i propri averi presso un’anziana zia di Urio. Dell’uomo si erano perse le tracce. Nella seconda procura, il ferramenta Pietro Meazza incaricava Antonio Boggia di vendere la sua bottega ed una cantina sita in via Bagnera (da qui deriva il suo soprannome). Anche questo personaggio non era più rintracciabile.

Un’ispezione nella cantina portò ad un risultato sconcertante: i cadaveri rinvenuti nel sotto pavimento erano tre anziché i due cercati dai carabinieri. Dopo molte ricerche fu possibile attribuire i resti del terzo corpo a Giuseppe Marchesotti, commerciante di granaglie all’ingrosso, anche lui assassinato da Antonio Boggia.

L’arresto e la condanna di Antonio Boggia

Antonio Boggia, il primo serial killer italiano, venne arrestato. Durante il processo che ne seguì confessò gli omicidi e cercò fino all’ultimo di fingersi pazzo. Venne giudicato colpevole e condannato a morte per impiccagione.

La sentenza fu resa esecutiva l’8 aprile 1862. Fu l’ultima condanna a morte di un civile eseguita a Milano fino alla Seconda Guerra Mondiale. Il corpo decapitato di Antonio Boggia fu sepolto nel cimitero del Gentilino mentre la testa fu messa a disposizione del Gabinetto Anatomico dell’Ospedale Maggiore su richiesta del dott. Pietro Labus e successivamente affidato al padre della criminologia, Cesare Lombroso.