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AKTION T4: le vittime italiane dell’eugenetica nazista

AKTION T4: le vittime italiane dell’eugenetica nazistaAKTION T4 fu il programma concepito dai nazisti per preservare la purezza della loro razza. L’ “igiene razziale” fu attuata in modo sistematico in Germania, ma purtroppo si contano anche vittime italiane. Il progetto prevedeva l’eliminazione, attraverso l’eutanasia, di malati di mente, handicappati, disabili o soggetti con malattie genetiche. L’obiettivo: la formazione di una etnia perfetta secondo canoni prestabiliti partoriti, dalla mente malata di Hitler.

Così nacque AKTION T4, il progetto operativo per attuare la pulizia razziale: in pratica alla base di tutto ci furono le teorie sull’eugenetica nazista. Non prima di essere uccisi molti “malati” furono cavie per esperimenti medici a dir poco assimilabili alla tortura. Questi orrori furono oggetto di alcune sedute di giudizio “a latere”  del processo di Norimberga, chiamate processo ai dottori. Di contro, alcuni carnefici di AKTION T4 ripararono all’estero attraverso l’organizzazione ODESSA nazista.

AKTION T4, il processo ai dottori
Norimberga: il processo ai dottori

Purtroppo, non solo molti tedeschi furono uccisi dai fautori materiali di AKTION T4, le vittime italiane dell’eugenetica nazista furono diverse centinaia. Di queste ultime purtroppo si conosce ben poco, ma un calcolo approssimativo sostenuto da fonti storiche è possibile farlo. Furono italiani la cui unica colpa era di avere problemi fisici tali da essere classificarti come geneticamente impuri.

Costoro vennero uccisi senza tanti complimenti. Tali atrocità furono messe in atto da tedeschi e italiani, in un momento storico in cui pensavano di essere impunibili. Molti carnefici, soprattutto nazisti, pagarono per le loro colpe, per altri rimase il peso sulla coscienza. Ammesso che chi ha commesso crimini così efferati ai danni di inermi abbia una coscienza.

AKTION T4: le vittime italiane

In questo orrore due episodi coinvolgono l’Italia. Il primo riguarda i pazienti ebrei che erano ricoverati negli ospedali psichiatrici di San Servolo e San Clemente a Venezia deportati nei campi di concentramento nazisti. Il secondo riguarda l’ospedale di Pergine Valsugana. Una ricerca del prof. Micheal Von Cranach fece venire alla luce alcune lettere negli archivi dell’ospedale psichiatrico Kaufbeuren.

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Da tali documenti emerge che un gruppo di 400 pazienti italiani, per un accordo dei due governi, furono mandati dall’ospedale psichiatrico di Pergine in Germania. Tra loro, alcuni morirono nei centri di uccisione nel programma di eutanasia, mentre altri finirono nell’ospedale di Kaufbeuren.

Il dott. Hensel, direttore di un istituto di cura pediatrico, chiese al dott. Falrlhauser che dirigeva l’ospedale di Kaufbeuren il permesso di testare su alcuni piccoli pazienti italiani il vaccino contro la tubercolosi da lui inventato. Il permesso, ovviamente, gli venne accordato, ma nessuna delle piccole creature sopravvisse a tale iniezione. Così l’elenco delle vittime italiane di AKTION T4 cominciò a prendere corpo.

AKTION T4: le ultime uccisioni italiane scoperte

Alcuni anni fa, precisamente nel gennaio 2011, un altro ritrovamento sconcertante collega l’ospedale psichiatrico di Pergine alla deportazione di pazienti. In una fossa comune in Austria 220 disabili uccisi dai nazisti furono scoperti nell’area dell’ospedale regionale di Hall, nel Tirolo austriaco.

I resti sono stati trovati durante alcuni lavori per l’ampliamento del nosocomio, ma dopo la macabra scoperta si è deciso di bloccare tutto. Le persone sono state sepolte tra il 1942 e il 1945. I resti erano nell’area riservata al padiglione psichiatrico. Secondo la società Tilak, che gestisce gli ospedali del Tirolo, sarebbero “almeno in parte” legati a AKTION T4,  il programma nazista per eliminazione dei disabili condotto dai nazisti. Tra le vittime rinvenute di sarebbero anche italiani.

Una commissione d’inchiesta è al lavoro per identificare le vittime, tra le quali potrebbero esserci anche dei sudtirolesi. Infatti fino a pochi anni fa, in Alto Adige non c’era una clinica psichiatrica vera e propria e i malati venivano ricoverati o in una casa di cura di Pergine, in Trentino, oppure, appunto a Hall in Tirolo.