27 novembre 2001 – La tragedia di Via Ventotene, per non dimenticare

E’ la prima volta scrivo qui in prima persona. La ragione è semplice: finché vivrò non potrò mai dimenticare la tragedia che avvenne in Via Ventotene a Roma. L’ho vissuta personalmente, e quella giornata mi rimarrà impressa nell’anima per sempre. Di quel 27 novembre 2001, nella mia mente, ho delle immagini nitide e chiare mentre altre sono sfocate. Ho anche dei momenti di buio totale, forse sono i giochi della testa che rimuovono ciò che più ti fa soffrire.

27 novembre 2001 - la tragedia di via ventotene, per non dimenticare

E’ mattina e sono ai Parioli, nel mio ufficio, come tutti i giorni. Finora, è una giornata uguale alle altre, tranquilla e di routine. Poco dopo le 9,30 la mia collega Angela si avvicina preoccupata, mi dice: “Antonio è successo qualcosa di grave a Val Melaina…dobbiamo andare in fretta a vedere cos’è accaduto”. Resto perplesso, gli chiedo particolari “c’è stato un botto!!”. Abitiamo entrambi nel quartiere. Non so chi l’ha avvisata, forse la figlia.

Stupidamente, mi preoccupo di giustificare all’ufficio che corro via. “Non ti preoccupare…per avvisare e giustificare c’è sempre tempo” mi dice Angela “andiamo Antonio…e anche in fretta”. Saliamo nella mia Punto e partiamo verso casa. Io abito a Via Gorgona,  il mio palazzo ha un lato che affaccia su Via Ventotene. Angela ha la casa poco distante dal luogo dell’esplosione, è molto preoccupata. A casa mia c’è la mia cara nonna Giulia e Rosina, la filippina che l’assiste. Da Angela la figlia Alice, la mamma con l’Alzheimer ed Elena che se ne prende cura.

27 novembre 2001 - la tragedia di via ventotene, per non dimenticare

27 novembre 2011 – Via Ventotene

Mentre ci avviciniamo verso casa Angela, con il cellulare, riceve dei particolari. La cosa è grave…c’è stato un forte botto e ci sono fiamme alte in Via Ventotene. E’ scoppiata una conduttura del gas. In poco tempo siamo in zona e da Via Prati Fiscali vediamo una colonna di fumo e sentiamo le sirene. C’è gente che corre e decidiamo di avvicinarci a piedi. Ricordo perfettamente dove ho parcheggio, in Via Val di Sangro, a 500 metri dall’accaduto. A piedi ma in fretta, con Angela ci avviciniamo.

Passiamo per Via Val Melaina e all’incrocio con Via Ventotene guardiamo la scena. Macerie, lingue di fuoco alte, fumo, gente che corre e che urla, la disperazione. Sembra un bombardamento: c’è confusione, le persone fuggono con in volto la paura. I colori del quartiere sono insoliti, inquinati dal bagliore delle fiamme ancora torreggianti, dal loro rumore, dal fumo, dalle urla e dalle sirene. Una scena surreale mai vista in vita mia e che spero di non dover mai più vedere.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

27 novembre 2001 – Via Ventotene

Mi separo da Angela, lei corre verso casa sua dalla figlia Alice, la sua mamma ed Elena. Io verso la mia, da nonna Giulia e Rosina. All’imbocco di Via Gorgona vengo bloccato. Un uomo con la giacca dell’Italgas mi ferma: “vai via…qui scoppia tutto…scappa e corri via”. Non replico, penso solo a come fare per avvicinarmi al mio palazzo. Un enorme paura mi assale. Di fronte casa mia c’è il mercato. Passo da lì riparato dai banchi, alcuni sono aperti ma abbandonati altri già chiusi. Sbuco di fronte al mio portone ed entro.

27 novembre 2001 - Via ventotene

27 novembre 2001 – Via Ventotene

E’ tutto al buio, non c’è corrente, i pochi condomini rimasti stanno uscendo. Io vado contro corrente. Nell’androne c’è un uomo in divisa. “Esci che qui è pericoloso…scoppia tutto” e io replico. “vado su…a vedere se c’è mia nonna e poi corro via”. Senza ascoltare la risposta salto per i gradini quattro a quattro fino al secondo piano. Entro, mia nonna è seduta in cucina, lo sguardo attonito, è muta e non riesce a parlare. “Il palazzo si è spostato in avanti per poi ritornare a posto” mi dice Rosina, realizzo che è stata l’onda d’urto. Vedo il pendolo che era attaccato al muro che ora è in terra. Una crepa su un muro. “Dobbiamo andare nonna…dai che qui non si può stare!!”, non mi risponde. Rosina mi dice che dal botto non ha più parlato. “Dobbiamo andare nonna…dai su”. Nessuna reazione, già di suo cammina col bastone ora mi chiedo “perché non si muove?”.

La prendiamo con Rosina, lei da un lato io dall’altro e andiamo alle scale. Di fronte ai gradini si blocca. Io insisto ma mia nonna non reagisce. La prendo da dietro, passo le mie braccia fra le sue ascelle, la stringo per il torace e, alzandola, la porto giù per le scale. Mentre scendo altri inquilini mi sorpassano. Non ci salutiamo abbiamo tutti fretta di uscire. La signora Meddi abita qualche piano sopra, ha una certa età e fa fatica a scendere. Sul suo volto un’espressione fra paura e sforzo, vorrei aiutarla ma ho mia nonna fra le braccia. Rosina è due gradini di fronte a me.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

27 novembre 2001 – Uno dei feriti in Via Gorgona all’angolo di Via Val Melaina

Mi ritrovo fuori, attraverso i tre metri di strada che mi separano dal mercato e mi fermo lì, con nonna Giulia e Rosina. C’è gente che si allontana, entra tra le bancarelle del mercato o fugge ai lati della via. Sulla sinistra c’è Via Scarpanto, più vicina allo scoppio mentre a destra Via di Val Melaina. Capisco che lì non posso stare, se scoppia qualcos’altro rimaniamo sotto.

“Nonna dobbiamo spostarci, ti aiutiamo io e Rosina” le spiego. Glielo ripeto diverse volte ma non risponde. E’ inebetita, non l’avevo mai vista in quelle condizioni. Insisto nel richiamarla, ci prova anche Rosina.  L’unica cosa che riesce a dire è “non ce la faccio!”. Capisco che è inutile insistere e intuisco anche che lì non possiamo stare. “Tu vai via” dico a Rosina che subito sposta la testa a dire di no.

A questo punto i ricordi mi ingannano. Rammento che salta fuori una sedia a rotelle, molto leggera e fragile, utile solo per la casa.  Credo di essere andato di corsa verso casa di Angela che me l’ha fornita. Avendo la mamma con l’Alzheimer ne ha più di una. Ritorno con la sedia dove ho lasciato i miei cari. Loro sono sempre lì, di fronte al mio palazzo. Aiuto mia nonna ad accomodarsi e mi avvio verso Via di Valmelaina. Voglio allontanarmi e mettermi a una distanza tale da non essere più in pericolo.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

27 novembre 2001 – Via Ventotene

Temo che la sedia ceda, è leggera e instabile e mia nonna è pesante. Mentre cammino vedo uomini della polizia, carabinieri e vigili urbani. Aiutano chi è in difficoltà ad evacuare la zona. Arrivo all’angolo con Valmelaina e contemporaneamente giungono un’ambulanza e un’auto della polizia municipale. Da quest’ultima scende una signora sulla sessantina, ci guardiamo negli occhi. Lei in piedi e io che trascino la sedia con mia nonna. Capisce che sta male e intima ad un vigile di aiutarci a farla salire in ambulanza. Non ho mai saputo chi fosse quella donna e che autorità avesse. Per come ha reagito l’uomo in divisa forse un funzionario del comune.

Dal furgone della croce rossa aprono lo sportello laterale. Vedo il pavimento del veicolo rosso, è pieno di sangue. L’infermiere, non so come, si ritrova un secchio pieno d’acqua. Lo getta sul pianale per pulirlo, poi con un altro paramedico caricano mia nonna con tutta la carrozzina, che poi riportano a terra. Altro vuoto nella mia mente, non riesco a ricordare che fine abbia poi fatto quell’utilissima sedia a rotelle.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

27 novembre 2001 – Via Ventotene

A me non permettono di salire in ambulanza. Chiedo “Dove portate mia nonna? Quale ospedale?” La trasportano in sirena al San Giovanni. Il Pertini, più vicino, è stracolmo di feriti. Vengo a sapere in seguito che il sangue che hanno ripulito era del vigile del fuoco rimasto ferito, ma che è morto il giorno dopo. Congedo e ringrazio Rosina con un abbraccio e corro via.

Giungo al pronto soccorso dell’ospedale. Non mi permettono di entrare, se non rare volte e per poco tempo. A causa degli altri feriti c’è un enorme confusione.  Hanno tanto da fare e non vogliono altri intorno. Dimettono mia nonna verso le cinque del pomeriggio. Parlo con un medico che mi dice che “ha avuto un forte shock per la paura” e aggiunge “ha anche due costole rotte anche se non sappiamo come ha fatto”. Sono stato io, stringendola per sollevarla e scendere le scale del palazzo.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

27 novembre 2001 – Via Ventotene

Torno a casa, non c’è corrente. Ci sono anche i miei genitori. Viviamo tutti insieme e loro erano a lavoro. Li ho lasciati tranquilli, se fossero venuti a Via Gorgona sarebbero stati in pericolo. Solo mio padre come ha potuto è venuto in ospedale.

Il giorno dopo dai giornali apprendo i particolari. Dalla sera prima dell’incidente, nella via c’era un forte odore per una fuga di gas. Al mattino, mentre intervenivano i vigili del fuoco c’è stata l’esplosione. Proprio a ridosso del primo edificio di Via Ventotene. La facciata del mio palazzo, sul lato dell’esplosione, ha avuto molti vetri in frantumi, crepe sui muri esterni e vari punti scrostati. Per il botto, su un balcone era finito un motorino, su un altro quel che rimaneva di una fiat 500. Il primo piano del palazzo direttamente coinvolto aveva solo i piloni e i pavimenti, le pareti perimetrali erano tutte andate.

Poi ho saputo che Angela, la mia amica e collega, ha portato via la mamma in carrozzina.  Con lei Alice, la figlia, che era a casa con la febbre ed Elena, tutta imbacuccata.

Non dimenticherò mai gli eroi, coloro che sono morti investiti dall’esplosione. Tra i vigili del fuoco Fabio Di Lorenzo aveva 30 anni, il caposquadra Danilo Di Veglia 39 anni, Alessandro Corona 27, Alessandro Manuelli 30. Nella tragedia hanno perso la vita anche quattro donne, tre delle quali erano in un negozio di parrucchiere a pochi metri dalla deflagrazione. La titolare Maria Grosso, sua figlia Fabiana Perrone e una cliente del negozio, Elena Proietti di 82 anni. La quarta vittima una ragazza, Michela Camillo studentessa di 25 anni ritrovata tra le macerie.  Per non dire dei 45 feriti e dei 232 senza casa. Maria Grosso, la vittima parrucchiera, mi sistemò i capelli quando mi sono sposato.

27 novembre 2001 - Via Ventotene

Vivo ancora in zona e spesso passo in via Ventotene. Ogni volta mi risale la commozione di quel giorno. Anche mentre scrivo non posso fare a meno di trattenere un singhiozzo di emozione.

27 novembre, per non dimenticare le vittime di Via Ventotene.

Loading...

Post navigation