Eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito e testamento biologico.

Differenze principali e significato dell’eutanasia attiva, eutanasia passiva,testamento biologico e  suicidio assistito

Eutanasia attiva eutanasia passiva testamento biologico suicidio assistito

Eutanasia attiva, eutanasia passiva, testamento biologico e suicidio assistito sono considerate  pratiche mediche che indicano il grado di civiltà o di declino di un paese.

Etica, cultura e sensibilità sono i fattori che portano a favorire o denigrare queste pratiche mediche.

Naturalmente, il problema etico-filosofico è mutuato sia dalle correnti di cultura religiosa che dal pensiero laico.

La Congregazione per la dottrina della fede della Chiesa cattolica, in una dichiarazione sull’eutanasia del 1980, ha ritenuto che qualunque forma di interruzione intenzionale della vita è moralmente sbagliata.

L’associazione Luca Coscioni, maggiore esponente in Italia del pensiero pro-eutanasia, ha idee diametralmente opposte: “le decisioni di fine vita sono personalissime e, in quanto tali, devono essere prese con la massima libertà dalla persona per sé stessa”, si legge sul sito dell’associazione.

Alla luce delle considerazioni etiche e morali di ogni governo, esiste una mappa molto variegata dell’eutanasia in europa e nel mondo.

Per arrivare ad una corretta opinione è bene far chiarezza sulle varie sfaccettature dell’eutanasia.

Eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito e testamento biologico: cosa sono e come funzionano?

L’eutanasia, in generale, consiste nel porre fine alla vita di un paziente. Naturalmente ci sono delle varianti.

L’eutanasia attiva è la somministrazione diretta di farmaci letali che provocano il decesso del paziente.

L’eutanasia passiva è la morte causata dall’interruzione dei trattamenti terapeutici.

Il testamento biologico è la manifestazione della volontà di un soggetto il quale, in un momento della sua vita in cui è ancora capace di intendere e volere, decide e sottoscrive quali trattamenti sanitari intende accettare o rifiutare quando subentrerà la sua incapacità mentale.

In ultimo c’è il suicidio assistito, da non confondere con le varie forme di eutanasia. Consiste nell’aiutare, dal punto di vista medico e amministrativo, una persona che ha deciso di morire a raggiungere questo scopo. Emblematico è stato il caso di DJ Fabo il quale, per eludere la legislazione italiana che non prevede il suicidio assistito, è andato a morire in Svizzera.

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